Nella sua seconda autobiografia “L’età Forte”, Simone de Beauvoir scriveva: «In questo libro mi sono consentita delle omissioni, mai delle menzogne… Io mi limito ad esporre ciò che è stata la mia vita. Non voglio sostenere nulla, se non che la verità può interessare e servire».

Quale migliore introduzione per la  presentazione di un Premio letterario dedicato alle donne ed alla loro memoria personale? L’ inziativa, alla sua prima edizione, si intitola  “Donne tra Ricordi e Futuro” ed è stata presentata a Roma il 24 Gennaio al Palazzo dei Conservatori in Campidoglio alla presenza di una folta platea di giornalisti, scrittori, rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo per le pari opportunità e tanti lettori!

La scrittrice Lorena Fiorini, co-fondatrice dell’iniziativa e Presidente dell’Associazione culturale Scrivi la tua storia, ha così sintetizzato lo scopo di questo  Premio letterario:  ”donare a tutte le donne la possibilità di esserci  e realizzare qualcosa che resti nel tempo. Scovare i sentimenti di coloro che hanno raccontato solo a se stesse drammi e solitudini, gioie e momenti felici”.

Cara Lorena quando e perché è nato in te il bisogno di un premio letterario dedicato alle donne?

Il Premio letterario Donne tra ricordi e futuro nasce a Pratovecchio di fronte all’ingresso del Comune. Anselmo Fantoni, il Sindaco, mi dice: “Lorena, facciamo un premio letterario?”. E’ stato lo starter, l’avvio di un altro cammino sul filo della memoria. Quella memoria che ha guidato i miei primi scritti, dai racconti nati dalle esperienze all’interno della mia famiglia, ed è proseguito fin qui.

Mi intrigava l’idea di dare ancora più forza a qualcosa che mi aveva accompagnato negli anni: estendere il desiderio di recuperare i ricordi della propria famiglia ad altre donne, trasmettere il bene ricevuto dalla scrittura ad altre donne, insegnare loro a scrivere, a trattenere il passato proficuo e produttivo, estenderlo al presente, proiettarlo verso il futuro.

In Donne tra ricordi e futuro c’è un bene prezioso, la voglia di fare, di esserci, di realizzare qualcosa che resti, di andare a scovare i sentimenti di donne che hanno raccontato solo a se stesse drammi e solitudini, gioie e momenti felici. Dobbiamo far uscire le donne allo scoperto, aiutiamole ad aprire i cassetti, liberiamo gli scritti dalla polvere, facciamo in modo che il gioco della scrittura porti serenità e gioia di vivere. Si parla tanto di crisi, ebbene, ritorniamo alle cose semplici, alle cose che abbiamo accanto, quelle che non costano nulla e scrivere non costa proprio nulla, solo voglia di fare, di esserci. Faremo la nostra vendemmia, il nostro raccolto, di romanzi, racconti, novelle, poesie, saggi, scritti di cucina in famiglia. Si, ancora la famiglia. Non dobbiamo cercare lontano, dobbiamo allargare gli orizzonti all’interno della nostra famiglia, dare valore a quello che a volte crediamo scontato, non lo è, possiamo perderlo e non ritrovarlo, da un momento all’altro, depositiamolo da qualche parte, andiamolo a ricercare, diamo voce a chi non c’è più. 

Ho avuto da Anselmo Fantoni carta bianca e la carta bianca mi ha fatto volare. Desideravo ritornare alla mia terra con il mio piccolo, grande bagaglio. Partita a nove anni, ho studiato, ho lavorato, ho costruito, oggi ho un desiderio: voglio riportare alla mia terra, alla mia gente un  grande patrimonio, di amicizie e di affetti. Si perché questo è sì il Premio della memoria, in memoria di un uomo e dedicato alle donne, ma è anche il premio a chi crede nell’amicizia. Anselmo ed io siamo arrivati fin qua contando sulle nostre forze, ma anche sulle mie amicizie, sulle nostre famiglie, sui nostri conoscenti. E tutti hanno risposto senza chiedere più di tanto.

Nel tuo libro “Betty sono Bruno” hai raccontato la storia  di tuo padre Bruno  tra ragione e sentimento potremmo dire, poiché hai voluto fermare nel tempo la storia della vita di un uomo comune, ma anche testimoniare una storia civile che è patrimonio comune. Quali sentimenti ti hanno accompagnata nella stesura del tuo libro?

Sono partita non sapendo bene dove sarei arrivata. Sapevo solo che volevo fare un regalo al mio papà per i suoi novant’anni. Abbiamo cominciato seduti su due poltrone, una di fronte all’altra, il mio computer, la voglia di conoscere i risvolti di una vita, mettere in fila i fatti del Novecento,

Quali sentimenti mi hanno accompagnato nella stesura del libro? Dedizione per la storia della mia famiglia, ho ritrovato il passato di Bruno Fiorini, di mia mamma Ida, dei nonni, zii, amici, di un’epoca, di un secolo. Ho riletto i valori, Patria, Famiglia, Dio, Amicizia, Amore, Principi. Il lavoro mi ha fatto rivedere la parola amicizia. Mi ha rasserenato, aiutato ad accettare la morte. Mi ha ricordato di godere la vita. Mi ha aiutato a camminare dentro la storia, a lasciar scorrere persone e fatti assecondando il fluire del  ricordo.,

Ho scoperto le istituzioni, l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, la Croce Rossa Nazionale e Internazionale, l’Ufficio Segreto del Vaticano, gli Uffici del Corpo Forestale dello Stato, i Comuni di Pratovecchio e Stia, i cassetti delle persone care. Hanno confortato la memoria del mio papà, hanno permesso di contestualizzare il racconto e di riunire lavoro personale e lavoro storico. Le tracce non si sono disperse, si sono rafforzate, riattualizzate e sono state riproposte.

Avere conferma di istituzioni presenti nel territorio, particolarmente efficaci e collaborative, ha rappresentato per me una piacevole scoperta.

C’è stato qualche autore o autrice da cui hai tratto ispirazione o che hai particolarmente ammirato nel pensare al Premio Letterario?

Semplicemente ho ripercorso la mia vita di scrittrice, ho riletto la mia scrittura intrisa di memoria. Ho iniziato, come dicevo sopra, con i racconti nati all’interno della mia famiglia e legati a una ricetta, ho proseguito ripercorrendo gli anni del secolo scorso vissuti in campagna, come la vita sia cambiata e come si sia trasformata. Poi un romanzo, “Smarrimento d’amore” dove ho riposto le idee, i sentimenti, miei e quelli degli altri, poi “Betty, sono Bruno”, l’opera dedicata interamente a curare il ricordo di Bruno Fiorini. Anche i miei libri di cucina “Il peperoncino”, “Il grande libro del pane”, “Mele e torte di mele” riportano alle ricette che affondano le radici nella nostra italica tradizione, dunque memoria.

I corsi di scrittura, infine, mi hanno avvicinato ancora di più al vissuto delle persone che hanno interagito con me, la scrittura vista come recupero della propria interiorità e del proprio passato. La mia esperienza è stata l’ispirazione.

Cosa auguri a tutte le donne, di tutte le età, che intraprendono la passione per la scrittura? Che valore ha per te scrivere?

Scrivere ha messo in moto la fantasia, le idee hanno preso il volo, mi hanno messo in contatto con quella parte nascosta di me che è uscita prepotentemente allo scoperto, mi ha permesso di avere le ali ai piedi, mi ha fatto, oggi, ritrovare un mondo di amici conosciuti nel posto di lavoro, negli incontri, amici che hanno lasciato il segno con una parola, un’attenzione, un momento comune vissuto e da ricordare.

Scrivere vuol dire non essere più soli, viaggiare con la propria fantasia, vuol dire riempire le giornate di qualcosa che aiuta ad affrontare le difficoltà, fa alleggerire preoccupazioni, dona stati d’animo più leggeri. Auguro di imparare a cercare e fare tesoro della memoria legata alla sensibilità del mondo femminile, quella memoria che la donna custodisce, cercata all’interno del proprio nucleo familiare, che non lascia disperdere nell’oblio fatti e sentimenti. La prende, la cura come si cura un figlio da crescere, la piccola storia, quella dell’uomo comune, che illumina la Grande Storia. E’ la memoria individuale, è l’esperienza dell’anima che si fa collettiva, la storia familiare che diventa storia del paese.

Auguro, in sintesi, di dedicare alla memoria tempo e attenzione di donna. La memoria non concepita come una pagina bianca da riempire per annotare momenti, ma un luogo tutto nostro che accolga la facoltà creativa, selezioni i passaggi capaci di fare storia di una vita. Un bene grande, filtrato dalle esperienze di tutta una vita, da trasmettere a figli e nipoti, ai ragazzi. La memoria per tenere vivo il ricordo. Mio padre, Bruno Fiorini, mi ha lasciato quello che non poteva portare con sé, ha lasciato spazio alle generazioni che verranno dopo di lui. Ho conservato e continuo a conservare la sua persona, i suoi insegnamenti.

Se le donne hanno la fortuna di avere accanto genitori e nonni, invito a coinvolgerli per farsi  raccontare la loro storia, da un lato vi saranno grati per l’attenzione che avrete dimostrato loro e le donne avranno in cambio materiale prezioso al quale ritornare, anche solo col pensiero, tante volte nel corso del cammino.

Auguro di cominciare a condividere un percorso, a condividere il lavoro, sentire che c’è del buono che accompagna il mio progetto.