RITORNO DA UN MATRIMONIO NON ANNUNCIATO

 di Lorena Fiorini

            

 

 

Valentina Bisti

e

Claudio Colaiacomo

                         sposi

 

Las Vegas, 1 novembre 2002

Romena, 5 luglio 2005

 

 

 

“Arriviamo venerdì mattina alle sette e mezzo. Prepara per noi una bella festa con cena”. Questo il lapidario messaggio via e-mail di mia figlia Valentina e Claudio in viaggio di piacere, si fa per dire, dall’altra parte dell’oceano. Non li vedevo da un mese e mezzo e la voglia di riabbracciarli era forte. E poi, quale occasione migliore per riaprire la cucina, mettersi intorno ai fornelli a sfaccendare e riunire la famiglia curiosa di avere il resoconto di un viaggio che nessuno dei componenti si era mai immaginato? Ebbene, qualcuno lo aveva progettato e messo in atto. Chi? Ovviamente la più intraprendente della famiglia. Core de mamma. Certe volte l’avrei strangolata volentieri. Ma ora non vedevo l’ora di riabbracciarla e di non perdere neppure una parola delle sue emozioni. E che emozioni!

Intanto mi sono presa un giorno di ferie. Per andarli a prendere all’aeroporto, per fare la spesa e organizzare la serata.

“Il volo proveniente da New York ha circa mezz’ora di ritardo”. Risponde l’Alitalia alla mamma già in agitazione alle prime luci dell’alba. Posso prendermela con calma e andare in aeroporto senza affanni. Nel frattempo sistemo casa e indico alla fidata colf Delia le cose da fare. E’ ora di spostarsi. Calcolo mentalmente il tempo per arrivare, aggiungo il ritardo del volo, il ritiro dei bagagli e decido che è ora di uscire. Li chiamerò strada facendo. Quando lo faccio mi accorgo, con stupore, che non solo sono arrivati, ma hanno già ritirato le valigie e stanno prendendo un taxi.  La mia sorpresa è andata a farsi benedire! Evidentemente non era questa la sorpresa della giornata. Ce n’era un’altra che covava trasportata in aereo dall’altra parte del globo. Mi viene comunicata di fronte ad un caffè fumante da due ragazzi che prendono insieme coraggio guardandosi prima negli occhi di sfuggita e poi candidamente mia figlia dice: “Mamma, ci siamo sposati, a Las Vegas”. Capperi. Questa sì che è una notizia.

Devo confessare che avevo temuto ben altro quando incontrandoci e salutandoci affettuosamente Valentina mi aveva comunicato: “Mamma, abbiamo una sorpresa”. Pausa. “Andiamo al bar e sediamoci”. Velocemente avevo buttato l’occhio sulla mano sinistra di entrambi ed avevo intravisto due anelli. Poteva essere quella la sorpresa? Oppure qualcos’altro? No, non poteva essere, diventare nonna così, nel bel mezzo della mia seconda gioventù! Io, così impegnata nell’autorealizzazione, no, non poteva essere. Assolutamente no. Il dubbio è durato il tempo di ordinare la colazione e sederci al bar. Bene. Volete sapere la mia risposta? Veloce e senza mezzi termini: “Pensa che stress ci siamo risparmiati!”. Bell’è fatto. Archiviato. Rapidi e senza starci a pensare su una vita! Senza sfinirsi in preparativi di mesi. Chi invito, chi non invito. Ma quelli si offendono. Quegli altri ci restano male. Niente di tutto questo. Punto e a capo. Facciamo colazione in santa pace e ridiamoci su.

Sì, ma chi lo dice al padre? Loro naturalmente. La figlioletta sua adorata. L’unica luce dei suoi occhi. Soli, lontani da tutti. Nessuno a condividere l’emozione di un momento speciale. Ma, saranno affari loro. Con questi dilemmi intrufolati nella testa ci lasciamo con l’impegno di ritrovarci a cena.

In macchina parlo da sola, faccio congetture, rido, ridivento pensierosa, cerco di riorganizzarmi la giornata alla luce di quanto detto. Detto un corno. Non potevo dirlo a nessuno. Accidenti che problema. In ordine, il primo a saperlo doveva essere il padre, poi i nonni, poi gli zii e i cuginetti. Quindi meglio distrarsi con la spesa e i preparativi per la cena. Muta. Muta come un pesce. A proposito, è venerdì e quindi il pesce mi sembra d’obbligo. Sarà il coregone, pesce d’acqua dolce – visto che ci sarà ben da addolcire la vita a qualcuno – molto diffuso e apprezzato e che i ragazzi amano tanto. Una festa ogni volta che lo faccio, al forno e appoggiato sulle patate sistemate nella teglia rossa. E qui si tratta proprio di una festa! E che festa.

Cerco di immaginarmi le facce. E ancora mi viene da ridere. I nonni. Come tutti i nonni sono un po’ all’antica. Per loro l’abito bianco con lo strascico e l’organo che suona sono d’obbligo. E perché non aggiungere il canto dell’Ave Maria di Schubert? Qualcuno mi avrà preso per scema mentre guidavo e sempre ad alta voce mi dicevo: “La vita è tutta un gioco, acchiappiamola con allegria, tanto poi la frittata è fatta. Che ce la prendiamo a fa’. Tanto vale riderci sopra”. E giù un’altra risata. Come se non bastasse mi sono accorta che accompagnavo il blaterare con il movimento della mano sinistra. Dunque i nonni. Poi la zia. Da ex “terribile” non solo avrebbe capito, ma avrebbe senz’altro gioito con loro. Mio cognato Enzo, ragazzo con il cuore a Roma e in Casentino, avrebbe condiviso e apprezzato. Mio marito… l’enigma era proprio lui. Non riuscivo a capire quale sarebbe stata la sua reazione di fronte all’evento. E che evento. Va bé, stasera lo sapremo.

La tragedia era che fino all’ora di cena dovevo tenermelo per me. Dovevo tenermi la cicca. L’unica cosa che potevo fare era avvisarli che, oltre alla cena, avrebbero avuto una sorpresa. Una bella sorpresa. Per il resto, tutt’al più potevo continuare a fare congetture. In ultimo rimanevano Claudia e Lorenzo, i miei nipotini. Mi immaginavo le facce. Certo sarebbe tutto dipeso dalle nostre reazioni. Secondo me, e questo rafforzava il mio modo di vedere la cosa, sarebbe stato bello e auspicabile che tutti partecipassero con gioia e felicità all’avvenimento. Ne avrebbero tratto l’insegnamento che la vita va vissuta accogliendo le novità con allegria e spensieratezza cercando di vedere il lato giocoso, ma anche comico, la serietà di certe decisioni, ma anche l’ironia condita da tanta, tanta voglia di vivere. Ma soprattutto mai fare una tragedia per nulla. Dio quanto mi sentivo saggia e ben disposta nei confronti del mondo. Dio, ti prego, fa che tutti, almeno la maggioranza, la pensino come me.

Con la testa che non abbandona l’argomento da apertura di telegiornale, mi ritrovo in cucina alle prese con la cottura del pesce. Avrei voluto farlo al forno con le patate, ma questo avrebbe richiesto tempo per pulirlo e sistemarlo nel vassoio al momento dell’arrivo degli ospiti visto che va servito caldo. Ci vuole una ricetta facile e che si possa preparare in anticipo. Ecco, ho trovato: Coregone in salsa verde. In questo caso il pesce va lessato, spinato e condito con una salsa ottenuta frullando aglio, olio extra vergine d’oliva, una manciata di prezzemolo, un pizzico di capperi, alici, aceto, peperoncino. Un piatto eccezionale. Velocissimo.

E’ giusto fare il coregone. Anche lui viene dall’estero. Dalla Svizzera. Fin dalla fine dell’800. Migliore e tra i più richiesti pesci d’acqua dolce, ha un corpo affusolato, color argenteo e buone caratteristiche organolettiche. L’avrete capito. Sto cercando di distrarmi pensando al pesce e poi agli altri piatti da preparare.

Una telefonata a metà pomeriggio mi informa di come sono andate le cose a casa Colaiacomo. Mariella ed Enrico, i genitori di Claudio, telefonano per commentare l’evento. Nel bel mezzo del pranzo i due colombi si lanciano un’occhiata d’intesa e poi Claudio comunica, tutto d’un fiato: “Ci siamo sposati”. Silenzio, sguardi increduli, nessuno si muove. Una vera e propria doccia fredda! Non sarebbe stata una novità un matrimonio, lo si aspettava certo, ma da organizzare con tutti i crismi. E invece… Bell’e fatto! Si guardano le foto. Le prime riguardano gli sposi a mezzo busto. Valentina ha un abito bianco con ampia scollatura e volant, un fiore fra i capelli e il classico bouquet; lo sposo indossa una camicia bianca. Un vero matrimonio, anche negli abiti. No, sorpresa, le foto che li ritraggono a figura intera mostrano, a completamento, jeans e scarpe da ginnastica. Dunque, qualche speranza di vederli sposi in chiesa e con l’organo rimaneva in piedi. I festeggiamenti, quelli veri e da parte di tutti, sorelle comprese, rimanevano in attesa, erano solo rimandati.

E’ sera. Per prima arriva nonna Ida, sempre presente con l’insostituibile sostegno morale e materiale profuso in ogni circostanza. Insieme apparecchiamo la tavola. La voglio speciale. Con la tovaglia ricamata e con le posate d’argento. Con i bicchieri di cristallo e il centrotavola con i fiori. Mia madre: “Non capisco tutte queste calie, in fondo siamo fra noi, che bisogno c’è di tutto quest’affario?”. “Mamma, non vedo Valentina da tanto tempo, ho voglia di mettere in piedi una bella serata. E poi ha detto che ci farà una sorpresa. Ed io non voglio essere da meno”. Mia madre si gratta la testa in segno di scetticismo e butta là un: “Mah, non ci capisco nulla!”.

Arriva mio padre con una pianta di ciclamini rossi. Dolce babbo Bruno sempre con le piante in mano e i fiori nel cuore! “Non penserai mica di cavartela con una pianta questa volta”? Dico andandogli incontro, abbracciandolo e sorridendo.

E’ la volta degli sposi ai quali faccio il gesto del silenzio. Papà deve essere il primo, cioè il secondo, a sapere. Seguono chiacchiere allegre di chi torna da un lungo viaggio pieno di magia della grande terra d’America.

Arriva mio cognato con i due nipotini. E anche qui saluti, abbracci festosi, parole distese d’affetto e curiosità.

Il campanello squilla di nuovo. “Papà è sempre senza chiavi. Sembra non averne mai possedute”. Approfittando del telegiornale che tiene occupati gli altri ci spostiamo nello studio, ex camera di Valentina e lì avviene la rivelazione. Con grande semplicità mia figlia annuncia: “Papà ci siamo sposati, a Las Vegas”. E lui: “Siete felici”? Alla risposta affermativa aggiunge: “Se siete felici voi, lo sono anch’io”. Agli abbracci di felicitazione aggiungo che posso alleggerirmi il cuore e ringraziare mentalmente Aldo per la naturalezza con cui ha saputo cogliere l’essenza di un gesto che poteva sembrare una ribellione agli schemi e che invece si è rivelato autentico piacere per la felicità della persona che più gli è cara.

Corro in cucina prima e in soggiorno poi a controllare che tutto sia in ordine e a dare l’ultimo tocco. Preparo gli aperitivi, Aldo li serve ed è il momento di far partecipi gli altri della sorpresa. E’ancora Valentina a farlo, con la spontaneità che le è propria. Alle parole: “Vi devo fare una sorpresa”, mio padre aggiunge: “Io la so già, avete deciso di sposarvi”. Risposta: “No, ci siamo già sposati, a Las Vegas”. Seguono, dopo i primi veloci sguardi attenti e un po’ allibiti, congratulazioni, esclamazioni, felicitazioni e auguri per l’avvenire, seguiti dagli occhi lucidi di tutti. Faccio appena in tempo a cogliere la bocca aperta di mio nipote Lorenzo, sorpreso, ma nello stesso tempo con lo sguardo pieno d’ammirazione per quello che lui considera, ne sono certa, il mito della famiglia, il suo ideale da inseguire e raggiungere. Bravo, amore mio, hai capito il messaggio. Non è lo sfarzo, non sono i preparativi ricchi ed elaborati che fanno la festa, non è solo l’attesa che rende magico un evento. Anche con un matrimonio che sembrerebbe quasi un gioco. La vita è fatta di momenti. E questo è uno di quelli autentici da festeggiare e ricordare.

A cose fatte e a cena iniziata arriva trafelata la quasi sempre in ritardo zia Raffaella. Questa volta è giustificata. Il lavoro in aeroporto è spesso legato ad imprevisti. Si ritrova catapultata in un’atmosfera a dir poco eccitante per le novità e per le cose da raccontare e da stringere preziosamente al cuore di tutti. Il pesce è meraviglioso. Ma noi quasi non ce ne accorgiamo.

E’ ormai tardissimo quando Aldo ed io rimaniamo da soli in cucina a caricare la lavastoviglie. “E’ stata una bellissima serata” ci diciamo commentando e ricordando. Mi rammento che io di matrimoni a Las Vegas, fino ad ora, ho solo letto sui giornali o ne ho sentito parlare al cinema o alla televisione. Non avrei mai immaginato di poterne vivere uno così da vicino e in modo così leggero. Proprio nella mia famiglia. Proprio a casa mia. E’ il fascino delle cose che appaiono lontanissime, ma che possono piombarti, con freschezza ed allegria, davanti alla porta di casa ed entrare, creando sì un po’ di trambusto, ma anche tanta, tanta felicità.